Il Dott. Vesnaver effettua un’operazione di chirurgia robotica
L’obesità, secondo i dati ISTAT, interessa circa il 25% della popolazione italiana nella fascia d’età dai 3 ai 17 anni. L’aumento del grasso corporeo non è più soltanto un problema estetico o un fattore di rischio per tante malattie. È anche una condizione che favorisce l’infiammazione e il dolore cronico. L’aumento del peso corporeo contribuisce all’usura delle articolazioni per il secondario carico meccanico, ma oltre a questo dato, relativamente al mal di schiena, la statistica medica dimostra come il 50% degli obesi soffre di lombalgia. L’incremento dell’indice di massa corporea (BMI) peggiora come noto lo stato di salute ed il benessere del paziente, in quanto è responsabile di malattie cardiovascolari, patologie renali, sindrome metabolica con diabete ed apnee, scarsa lucidità, stanchezza cronica ed è associata ad un maggior rischio di tumore e infiammazione cronica. (Rif.1-2)

Ma ciò che si vuole porre qui in evidenza è che il quadro infiammatorio cronico è sostenuto, come gli studi dimostrano, dall’incremento di molecole pro-infiammatorie rilasciate dai macrofagi, l’incremento di molecole infiammatorie è responsabile di flogosi (infiammazione) cronica e dolore. (Rif. 3)

Il dolore muscoloscheletrico e la lombalgia sono talora secondari all’incremento della concentrazione di citochine (molecole infiammatorie) di derivazione adiposa: le cosiddette adipochine.
In diversi studi statistici sono state correlate le concentrazioni ematiche di adipochine, vaspina e adipsina, con altri parametri di composizione corporea, inclusi grasso (massa grassa), massa muscolare scheletrica (massa magra), acqua extracellulare, massa cellulare.

Queste analisi hanno mostrato costantemente associazioni significative tra i livelli di vaspina e la lombalgia. Tra le valutazioni della composizione corporea testate, solo i livelli di acqua extracellulare mostravano associazioni coerenti e altamente significative con tutti i fenotipi testati in rapporto alla lombalgia.

Altri lavori dimostrano come il dolore sia correlato anche ad altre vie biochimiche correlate al tessuto adiposo.
Una probabile causa sarebbe da ricercare nella presenza di elevate concentrazioni di leptina e altri ormoni prodotte da un eccesso di grasso corporeo. Proprio questi mediatori dell’infiammazione sarebbero infatti alla base dei disturbi algici.
L’incremento di questo cocktail pro-infiammatorio andrebbe poi a sommarsi al dolore muscoloscheletrico causato dal maggior carico meccanico derivante dal sovrappeso.
La presenza di dolore cronico, derivante da infiammazione cronica e progressiva usura con dolore meccanico, innesca nei pazienti un pericoloso loop che conduce a sedentarietà con peggioramento del quadro metabolico e renale, riduzione della massa muscolare, riduzione della qualità ossea e progressivo incremento della massa grassa. (Rif. 4 e 5)

L’incremento delle adipochine, come la leptina, attiva la cascata infiammatoria con aumento di IL6, TNF alpha, ossido nitrico (molecole infiammatorie).
L’incremento delle proteasi, in risposta all’incremento di queste citochine, conduce alla degradazione del tessuto connettivo, all’incremento del rischio di ernie e di degenerazione discale, con successivo aumento del dolore lombare. (Rif 6)

L’aumento del peso ponderale, relativamente all’aumento della massa grassa, soprattutto viscerale, è quindi causa nota di lombalgia. (Rif. 7)

(A. Vesnaver)

Riferimenti bibliografici:

  1.  J Pain 2022 Apr;23(4):509-534. Epub 2021 Aug 24
  2. Ministero della salute – campagna sulla corretta nutrizione
  3. Front. Endocrinol., vol 13 – 14 July 2022
  4. Curr Opin Clin Nutr Metab Care 2022 Nov 1;25(6):371-377
  5. Diabetes Metab Syndr 2022 Nov;16(11) Epub 2022 Nov 7
  6. European Spine Journal (2019) 28:214–223
  7. European Spine Journal volume 31, pages 123–135 (2022)

La parola di un professionista esperto

Correlazione tra peso eccessivo e postura

L’obesità e il sovrappeso producono una profonda diminuzione della qualità della vita per molti individui. Alcuni di questi problemi derivano dall’impatto sociale e dalle pressioni psicologiche delle società occidentali nel rimanere magri, ma anche il danno meccanico derivante dall’aumento di peso è un problema da non sottovalutare. La sollecitazione meccanica, infatti, aumenta notevolmente il rischio di dolore muscoloscheletrico con effetti legati alla distorsione della colonna vertebrale, alla tensione legamentosa e agli spasmi muscolari.
Dott. Lattuada

Dott. Lattuada

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